martedì 8 giugno 2010

Riflessioni in pausa pranzo...


04 giugno 2010
Scrivere… non mi resta altro da fare. Più ci penso, meno riesco a farmene una ragione. Perché è questo che si fa in questi casi, è questo che parenti, amici, conoscenti e non ti dicono di fare. Il tempo sistemerà le cose, bisogna reagire, farsene una ragione appunto. Il problema, uno dei tanti, è che non ci riesco. E non ci riesco perché fondamentalmente non voglio. 
Ricordo l’inizio… quando faticavo tanto a lasciarmi andare, a considerarci un tutt’uno… ora capisco perché. Il dolore non è descrivibile a parole. Ho messo tutta me stessa in questa storia, e a differenza di tutte le precedenti, ci credevo davvero. Credevo davvero potesse durare per sempre. Dentro di me sono ancora convinta che la persona con cui voglio passare il resto della mia vita è lui. E fa male. Ero convinta niente e nessuno potesse scalfire quel sentimento che ci legava… e invece…
È un amore profondo, devastante, quello che provo. E altrettanto è il dolore che mi squarcia il  cuore. Quel cuore che ho messo nelle sue mani fidandomi ciecamente di lui. Ora che non c’è più ogni giorno, ogni notte, ogni minuto sono vuoti. È vuota la casa, è vuota la mente, è vuota l’anima. Lo sento come un fallimento. Non sono stata capace di amarlo come lui aveva bisogno. Ed ora che se n’è andato mi rendo conto di quanto stupida e leggermente infantile sia stata certe volte. Mi rendo conto di quanto insignificanti e inutili fossero certi comportamenti e certe reazioni. Quel fiore che era il nostro amore, credo di averlo innaffiato troppo, e per questo abbia sofferto. Ero accecata di gelosia, di preoccupazioni, di chissà che. Inutilmente per di più. Purtroppo, se così si può dire, ho la speranza dentro di me che quel fiore assorba lentamente l’acqua in eccesso, si riprenda e torni a fiorire più forte e bello di prima.
Ho la convinzione che riprovandoci, a piccoli passi, impareremmo entrambi, ma io soprattutto, ad amarci meglio, a stare meglio insieme. E per piccoli passi intendo non tornare a vivere insieme subito, ma farlo gradualmente e molto lentamente. Mantenendo ognuno i propri impegni, i propri svaghi e i propri interessi.
Stupida Vale… io ci credo così tanto… è l’unica cosa che mi fa andare avanti. L’unica. Non credo che né il tempo, né l’impegnare il vuoto in altri modi possano lenire, attenuare o addirittura cancellare quello che provo per lui.
Sono stata immatura, molto. Gelosa, troppo. Insicura, oltremodo. Vivo le giornate aspettando le 13.30, per stare con lui 20 minuti. Ogni sera spero di sentire il rumore della sua macchina, di sentire il rumore della chiave infilarsi nel cancelletto, di sentirlo salire le scale, infilare la chiave nella toppa e vederlo entrare sorridente ad abbracciarmi. Non so cosa darei per risentire il suo amore sulla mia bocca. Non credevo un semplice bacio potesse mancare così tanto. Tanto significava, e tanto fa male.
Dicono che dietro alle nuvole c’è sempre il sole, che morto un papa se ne fa un altro, e che la vita a volte ci priva di qualcosa di grande per farci vivere qualcosa di ancora più grande. Ma niente di tutto ciò mi dà speranza, conforto, o aiuto.
Ora anche le cose più semplici e banali, come addormentarmi su di lui accarezzandogli la pancia mi mancano. Mi manca anche il casino che lasciava ogni volta che cucinava. Mi manca il caffè rovesciato sul lavandino… Mi mancano i suoi bagni, mi manca il suo profumo, mi manca la sua barba appena fatta, mi mancano le sue braccia, i suoi baci… Mi manca il suo splendido e dolcissimo musetto… Mi manca addormentarmi sul divano con lui… Mi manca anche non trovare più i suoi vestiti tra le cose sporche da lavare… Mi manca non avere due piatti da mettere in lavastoviglie… Mi manca fantasticare sulle ferie… Mi mancano le sigarette che ci accendevamo a vicenda… Manca tutto così tanto che a volte il male che procura diventa fisico, mi manca il respiro… Nulla ha senso, nulla mi stuzzica la mente… Ho messo tutto da parte. Non riesco a pensare oltre alle 13.30 del giorno successivo. I miei pensieri non vanno oltre il momento in cui lo rivedrò, o ancor “meglio” il momento in cui in un abbraccio riuscirò a sentire il suo corpo sul mio… a sentire il suo cuore battere e il conforto delle sue braccia attorno a me…
Lui continua a dirmi che la decisione non è stata improvvisa, che se n’è parlato e che non è facile nemmeno per lui. Non credo riesca a vedere altre possibilità. Ha scelto e non pare nemmeno pensare a … ripensarci.
Tipico comportamento mio. Presa una decisione non mi smuovo nemmeno se cade il mondo. Fa strano vedere questa determinazione in qualcun altro. Io una decisione l’ho presa. Perché non posso fare altro. Voglio provarci, voglio provare a fargli capire che ci sono ancora le possibilità e i mezzi per stare bene insieme. Come lui è fermo sulle sue idee, io sono ferma sulle mie. Solo queste mi danno forza. Non oso immaginare, e sarebbe meglio nemmeno ci pensassi, a cosa succederà semmai anche queste si troveranno un muro davanti.

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